‘Ndrine e politica, in riva allo stretto
E’ da mesi che la Dda di Reggio Calabria, brillantemente coadiuvata dalle Forze dell’ordine, in un’azione di contrasto mai così efficace, continua a infliggere seri colpi alla ‘ndrangheta. Uno dopo l’altro, vengono arrestati latitanti eccellenti, capi bastone, gregari, fiancheggiatori. Colpi durissimi che, nell’ultima di queste meritorie azioni, hanno cominciato a sfiorare altri livelli, tra i quali quello politico.
Commentando i 43 arresti dell’operazione “Meta”, il Procuratore Pignatone, ribattezzato l’ “uomo del fare”, con espressione tanto felice quanto liberatoria della opaca stagione precedente, in quella procura, ha fatto il punto sulla situazione e indicato le prospettive, ovvero la vera meta dell’articolata e complessa indagine, che – a quanto pare – è soltanto all’inizio.
“Emerge – ha dichiarato - che dopo la lunga e sanguinosa guerra, che ha visto contrapposti due cartelli ‘ndranghetistici, oggi ci troviamo di fronte a un accordo raggiunto tra le cosche reggine per la gestione degli affari illeciti”.
E’, in effetti, la fotografia della realtà risultante da un’indagine alla quale, com’era prevedibile, numerosi testate giornalistiche regionali e nazionali hanno dato e continuano a dare ampio risalto: anche attraverso la pubblicazione di colloqui telefonici tra uomini dei clan, che descrivono, in riva allo Stretto, una realtà melmosa e maleodorante.
Ma è il passaggio successivo del Dr Pignatone, nella conferenza stampa convocata alla presenza del Procuratore nazionale Grasso, che lascia presagire nuovi e inquietanti sviluppi: “Al momento abbiamo solo questi elementi investigativi dove la politica non c’entra. Siamo però solo a una parte dl film che pezzo per pezzo stiamo fotografando da due anni a questa parte. Siamo a lavoro per scoprire i collegamenti esterni delle cosche, compresi quelli politici. Le ultime operazioni portate a termine (“Meta”,” Cosa mia” e “Reale”) dimostrano come siamo riusciti ad individuare i contatti delle ‘ndrine con imprenditori e professionisti. Proseguiremo su questa scia anche in futuro”.
Si tratta, in buona sostanza, dell’accenno neppure troppo larvato alla cosiddetta zona grigia: quella nella quale criminalità organizzata, imprenditori, pezzi della politica e della pubblica amministrazione si sfiorano, si toccano, inciuciano e fanno lucrosi affari.
A Reggio – ma non è, purtroppo, una condizione circoscritta a quel territorio – si parla non a torto di “sistema” e questa analisi è stata ripresa proprio in queste ore, magari per esorcizzarla maldestramente, da molti autorevoli esponenti regionali del PDL i quali, dopo le dichiarazioni di rito (fiducia nella magistratura, plauso alla Forze dell’ordine e quant’altro) mettono prudentemente le mani avanti, ipotizzando complotti e denunciando tentativi di strumentalizzazione mediatica.
Il tam tam delle voci e i resoconti delle intercettazioni fanno, infatti, esplicito riferimento al fratello dell’allora sindaco e attuale governatore calabrese: Tino Scopelliti, descritto dai criminali intercettati come uomo di collegamento tra il palazzo e gli affari . Vedremo quali sviluppi avranno le indagini e cosa si nasconde dietro le sibilline dichiarazioni degli inquirenti.
Di certo, qualche consiglio ci sentiamo di darlo al Presidente della Regione, la cui giovane età e il carattere esuberante ogni tanto portano a strafare: stia più attento alle frequentazioni; se può, non vada nelle discoteche, perché sono luoghi in cui si possono fare incontri sgradevoli e si possono tendere facili “trappole”; si informi, prima di accettare l’invito a un matrimonio, chi sono gli sposi, a quali famiglie appartengono e, possibilmente, si faccia mandare un elenco degli invitati; eviti comunque di andarci con l’auto di servizio e la scorta; soprattutto, stia veramente attento ai suoi compagni di partito e agli alleati, a quei tanti personaggi, vecchi e nuovi, che pur di scalare il record delle preferenze personali, non si fanno scrupoli di ricorrere a consensi inquinati.
Hanno ragione gli On Traversa e Foti e il Sen Bevilacqua a paventare il pericolo di una criminalizzazione generalizzata. Così come fanno male quanti nel centro destra calabrese e romano, non pochi in verità!, fanno fatica a digerire la sua plebiscitaria elezione e gufano, gufano … seduti sulla riva del fiume.
Epperò, questa regione, in un passaggio così drammatico della sua storia, tutto si può permettere, meno che un governatore il quale, prima ancora di partire per il suo difficile mandato istituzionale, possa essere vissuto dall’opinione pubblica e dagli addetti ai lavori come un’anatra zoppa. Sarebbe una perdita di autorevolezza insopportabile, in un momento in cui ci si deve confrontare con scelte tanto dolorose quanto impopolari, nella sanità e in tanti altri settori strategici.
Nel suo stesso interesse, perciò, Scopelliti chieda agli inquirenti di fare presto e bene il proprio lavoro, prima che sia troppo tardi. Per lui e per la Calabria.
28 Giugno 2010
