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“Noi Sud”? Noi no, grazie!

img1.JPGL’ultima mia nota è 28 febbraio, immediatamente precedente le elezioni regionali. Dopo, nulla. Tantissimi amici, in questi mesi, mi hanno chiesto cosa fosse accaduto. Come mai, dopo tante energie consumate e le iniziative intraprese in vista del rinnovo del Consiglio regionale, improvvisamente fosse calato un silenzio, che a molti è parso il preludio al definitivo ritiro dalla politica attiva.
Questi interrogativi e questi dubbi mi sono sempre stati, ovviamente, presenti, ma non me ne sono lasciato condizionare più di tanto e mi son preso tutto il tempo necessario, prima di dare qualche risposta.
È vero, ho lavorato molto alla costruzione di una lista unitaria che potesse diventare elemento di sostanziale novità politica nelle elezioni della scorsa primavera, altrimenti destinate a riproporre i metodi, le logiche e, salvo qualche eccezione, anche le facce di una lunga e brutta stagione, che stenta a concludersi.
Purtroppo, però, quando si arriva al momento delle scelte elettorali, in questa nostra regione peraltro meravigliosa, riemergono sempre fattori strutturali di inquinamento e condizionamento.
Fin dall’inizio del percorso, agli altri promotori di quella lista elettorale che si poneva l’ambizioso obiettivo di trasformare la Calabria in un laboratorio politico per la costruzione del “partito del Sud” ho sempre posto una condizione senza la quale non se ne sarebbe fatto nulla: trasparenza e legalità, non solo come irrinunciabile punto programmatico, quanto come discriminante nella scelta delle candidature. Non si poteva, infatti, a mio avviso parlare di riscatto morale della Calabria e del Meridione reclutando i soliti gattopardi.
Chi ricorda le cronache di quei giorni sa cos’è, invece, accaduto e perché mi sono chiamato fuori, lasciando autonomamente decidere i “Comitati per la Calabria Libera” di seguire la mia indicazione, ovvero di proseguire nel percorso intrapreso. Come alcuni – pochi, per fortuna - hanno fatto.
In definitiva, non avendo mai avuto obiettivi elettorali personali e venendo meno quello politico per il quale mi ero tenacemente battuto, non mi restava che salutare, augurando a tutti buona fortuna ed evitando ogni polemica che potesse turbare l’andamento della campagna elettorale, già cominciata.
È vero, sono proprio queste decisioni, apparentemente estemporanee, per le quali non delego nessuno, né mi faccio condizionare, che mi hanno guadagnato il ruolo di “politico atipico” e, spesso, la rinuncia a vantaggi personali e opportunità di carriera. Non che questo sia un titolo di merito, non lo penso affatto. E però, son fatto così: non riesco a rinunciare alla mia libertà di pensiero e di parola, a vendermi per un piatto di lenticchie, ad abdicare alle mia autonomia e dignità. Non è molto, ma è quello che ho saputo costruire in non pochi anni di impegno politico, sempre faticosamente vissuti controcorrente.
Tuttavia, comprendo quegli amici che, messi a parte delle mie perplessità, hanno voluto cimentarsi nelle competizione elettorale. Oggi mi dicono che avevo visto giusto. Infatti, i furbi e i millantatori che hanno bruciato, credo in perfetta malafede, un progetto ambizioso non sono stati premiati. La lista che avrebbe tenuto a battesimo il futuro “partito del sud” non è andata oltre il 3%, abbondantemente sotto la soglia di sbarramento, priva di rappresentanza istituzionale. Chi, in funzione di improbabili fasti elettorali, già s’immaginava nel ruolo di mega assessore galattico, si è dovuto accontentare di un precario posticino da usciere. E chi già vestiva le insegne di grande capo del nuovo soggetto politico, oggi si ritrova, senza partito, a fare il peone nel Palazzo.
Così è se vi pare, direbbe Pirandello.

Beniamino Donnici